Principe Rosso, giovinetto Sire,
che mostri d'un pensoso arabo gli occhi,
cui doriese vergine i ginocchi
abbracciò, toccò il mento e domò l'ire:
te vedess'io sopra il ginnetto uscire
alla campagna in mezzo a lance e stocchi,
e i paggi in gaio vortice, coi tòcchi
piumati, sulla tua traccia garrire,
coi falchi al pugno! Né vorrei, quest'io
essere intanto pedagogo austero,
su lenta mula, in lunga imbelle veste;
non barbuta tra l'ampio scalpitìo
dello stuol; non aereo torriero:
sì, tuo rubello nelle tue foreste.