Skip to content
1855–1912

IL PRIGIONIERO

Giovanni Pascoli

Prendi, infelice, il tuo dolore in pace! "Perché?" Tu, perché gridi, urti la porta? "Perché dolore è più dolor, se tace". Se lo nascondi, frutterà. Sopporta,

attendi, spera... "O vanità! Non spero. Non credo". Eppure... "Dio non è!" Che importa? C'è del mistero intorno a te... "Mistero? Io non lo vedo". Ciò che tu non vedi,

o prigioniero, è un altro prigioniero; e un altro e un altro. Hanno nei ceppi i piedi... "Anch'io". Presto la morte, ora catene! "Anch'io". Dunque tu sai, dunque tu credi.

Non li destare! "Io, dormo forse?" Ebbene? Se vuoi parlare, parla sì, ma piano; canta, se vuoi, ciò che dal cuor ti viene: canta, ma un dolce canto, esile, vano,

che su la piuma delle sue parole li porti in collo al loro amor lontano: cantalo quello che nel cuor ti duole! piangano anch'essi, ma dormendo ancora!

Chi piange in sogno, è giunto a ciò che vuole, è giunto alfine a tutto ciò che implora invano. Canta: e l'anima pugnace tua placherai. Ritroverà l'aurora

anche te forse addormentato in pace.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.