Parlò con nella gran voce i tripudi
del fuoco interno. E tacque. Io gli occhi affissi,
su, nella taciturna solitudine:
all'alta notte appesi il cuor, se udissi
più voce d'uomo, urlo di fiera, volo
di mosca. Tutto, se tacean gli abissi,
taceva. E il monte riprendea: - Figliuolo,
è morto il mondo, l'uomo, il topo, il ragno,
il tempo, tutto. Siamo in due. Sei solo.
Non c'è più palco, più città, più bagno;
la scure io fusi, io fransi le catene. -
Io risposi: "Oh! se avessi uno a compagno!"
E il monte: - Non hai me? - "Quel dalle vene
vuote, il mio uomo, accetterei pur quello".
E il monte: - Quello, non fui io, sai bene! -
"Oh! basterebbe al negro ora sol quello".
- Ma... stava in te! Se aprivi un po' le dita... -
"Oh! che il negro non vuole altri che quello!"
- Io do la morte, non ridò la vita. -
"E dà la morte ancora a me!" - Ben sai
che pur fo questo, se non mi s'invita;
ma non, per questo, egli vivrà più mai. -