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1855–1912

IL CANE NOTTURNO

Giovanni Pascoli

Nell'alta notte sento tra i queruli trilli di grilli, sento tra il murmure piovoso del Serchio che in piena trascorre nell'ombra serena,

là nell'oscura valle dov'errano sole, da niuno viste, le lucciole, sonare da fratte lontane velato il latrato d'un cane.

Chi là, passando tardo per tacite strade, fra nere siepi di bussolo, con l'eco dei passi, in un'aia destava quel cane, che abbaia?

Parte? ritorna? Lagrima? dubita? ha in cuor parole chiuse che battono col suono d'alterno oriuolo? ha un'ombra, ch'è sola con solo.

Va! Va! gli dice la voce vigile sonando irosa di tra le tenebre. Traspare dagli alberi folti la casa, che sembra che ascolti...

come tra il sonno, chiuse le palpebre sue grandi... L'uomo dorme, ed un memore suo braccio, sul letto di foglie, sta presso la florida moglie.

E dorme nella zana di vetrici la bimba, e gli altri piccoli dormono. S'inseguono al buio con ali di mosche i lor aliti uguali.

Uguali uguali, passano tornano con ronzìo lieve, dentro le tenebre cercandosi: e l'anime ancora, si cercano, sino all'aurora,

per le ignorate lunghe viottole del sonno; e al fine si ricongiungono; e scoppia sul fare del giorno l'allegro vocìo del ritorno.

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