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1855–1912

IL BORDONE

Giovanni Pascoli

Si tagliò da una siepe - era un mattino triste ma dolce - il suo bordone, e, volta la fronte, mosse per il suo cammino. Sì: mosse. E quella era la siepe folta

d'un camposanto, ed era il camposanto, quello, dove sua madre era sepolta. D'allora ha errato. Seco avea soltanto il suo bordone. E qua tese la mano,

e qua la porse. E ha gioito e pianto. E vide il fiume, il mare, il monte, il tutto: e a tutto era più presso il cuore di quanto il piede n'era più lontano.

Disperò sui tramonti, e su le aurore sperò; sì che la via sempre riprese. Vuoto era il frutto, ma soave il fiore. Sopra la soglia d'infinite chiese

pregò. Vide infiniti uomini: alcuno, Raca! gli disse, ed altri, Ave gli rese: scòrsero i più, come su lago bruno ombra di nube nera presso nera

ombra di nube. E fu tutto e nessuno. Sì ch'ora è stanco. Ed è, ora, una sera triste ma dolce. E sta, come una volta, presso una siepe. E questa è ancor com'era.

Ché fermo è là, presso la siepe folta d'un camposanto; e questo camposanto è quello dove è sua madre sepolta. Egli è quel ch'era, ma il suo corpo è franto

dall'error lungo; e nel suo cuore è vano ciò che gioì, ma piange ciò che ha pianto. E sta, vecchio e canuto, con la mano sul bordone d'allora. Ed ecco, vede

che da quel giorno radicò pian piano, il suo bordone, e che visse, e che diede già fiori e foglie: sotto le sue dita germinò, radicò sotto il suo piede.

E gli resta una foglia inaridita che trema. E il vento soffia. E il pellegrino, curvo sopra la immobile sua vita, par che muova ora, per il suo cammino.

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