E poi fece il piccone, arma che dure
chiede le braccia, e forte vuole il forte,
d'acciaio, di qua zappa, di là scure.
Con l'una taglia le radici torte,
con l'altra scava. Ed esso vien secondo
dopo la vanga e fruga anche la morte.
Anche più della vanga esso va fondo,
il buon piccone, e cerca le memorie
che in fondo al cuore ha seppellite il mondo.
Nasceva l'arma tra un raggiar di scorie
azzurre azzurre. L'acqua, il fuoco, il vento
faceano l'arma delle tue vittorie.
Lavoratore, il manico sia lento
frassino; e forte picchia pur sul vivo
sasso che gli risuona come argento!
E va! Per quella macchia aspra, a solivo,
folta di stipe, fa venir filari
di verde vite o di canuto olivo!
Fa, col piccone, dov'è monte, pari,
dov'acqua, terra, dove notte, dì,
fa vie sotterra, un mare di due mari,
o migratore che il tuo verso è il sì!