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1855–1912

III

Giovanni Pascoli

Taci, querulo passero: t'invito. Sempre diventa il tuo gridìo più fioco: taci: or ora imbandisco il mio convito. Il poco è molto a chi non ha che il poco:

io sull'aròla pongo, oltre i sarmenti, i gambi del granturco, abili al fuoco. Io li riposi già per ciò. Ma lenti sono alla fiamma: e i canapugli spargo

che la maciulla gramolò tra i denti. Nulla gettai di quello che non largo mi rese il campo: la mia man raccoglie anche i fuscelli per il mio letargo.

Serbo per il mio verno anche le foglie aride. Del granturco, ecco via via mi scaldo ai gambi e dormo sulle spoglie. Ciò che secca e che cade e che s'oblia,

io lo raccolgo: ancora ciò che al cuore si stacca triste e che poi fa che sia morbido il sonno, il giorno che si muore.

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