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1855–1912

III

Giovanni Pascoli

E un canto allora venne a lui dall'alto, di su le nubi, di raminghe gru. - Sospendi al fumo ora il timone, e dormi. Le Gallinelle fuggono lo strale

già d'Orione, e son cadute in mare. Rincalza su la spiaggia ora la nave nera con pietre, che al ventar non tremi, Eroe; ché sono per soffiare i venti.

L'alleggio della stiva apri, che l'acqua scoli e non faccia poi funghir le doghe, Eroe; ché sono per cader le pioggie. Sospendi al fumo ora il timone, e in casa

tieni all'asciutto i canapi ritorti, ogni arma, ogni ala della nave, e dormi. Ché viene il verno, viene il freddo acuto che fa nei boschi bubbolar le fiere

che fuggono irte con la coda al ventre: quando a tre piedi, il filo della schiena rotto a metà, la grigia testa bassa, il vecchio va sotto la neve bianca;

e il randagio pitocco entra dal fabbro, nella fucina aperta, e prende sonno un poco al caldo tra l'odor di bronzo. Navigatore di cent'arti, dormi

nell'alta casa, o, se ti piace, solca ora la terra, dopo arata l'onda. - Questo era canto che rodeva il cuore del timoniere, che volgea la barra

verso un approdo, e tedio avea dell'acqua; ché passavano, agli uomini gridando giunto il maltempo, venti nevi pioggie, e lo sparire delle stelle buone;

e tra le nubi esse con fermo cuore, gittando rauche grida alla burrasca, andavano, e coi remi battean l'aria.

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