Non fu, ch'io creda, un far vedersi in piazza
quella mia corsa piena di spavento,
col cuor natante sotto la corazza,
con negli orecchi il sufulo del vento,
tra un impeto di nuvole, una pazza
fuga d'alberi, un fiero aggiramento
di tutto. Un colpo, infin, come di mazza
ferrata; e giacqui senza sentimento.
Chi potrebbe ridir quanti anni giacque
quella inquieta fantasia d'Astolfo,
che sprona all'alto e sempre a valle resta?
Stormiva un'infinita alta foresta
dentro il mio sogno, e vi frusciavan l'acque
illuminate d'un immenso golfo.