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1855–1912

III

Giovanni Pascoli

Non fu, ch'io creda, un far vedersi in piazza quella mia corsa piena di spavento, col cuor natante sotto la corazza, con negli orecchi il sufulo del vento,

tra un impeto di nuvole, una pazza fuga d'alberi, un fiero aggiramento di tutto. Un colpo, infin, come di mazza ferrata; e giacqui senza sentimento.

Chi potrebbe ridir quanti anni giacque quella inquieta fantasia d'Astolfo, che sprona all'alto e sempre a valle resta? Stormiva un'infinita alta foresta

dentro il mio sogno, e vi frusciavan l'acque illuminate d'un immenso golfo.

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