E fu travolta l'ultima coorte
nelle macerie. Ed ecco un soffio d'ale
a gl'invasori spalancò le porte.
- Entrate! - E si mostrò Roma immortale.
Allor allor giungeano, dal Tirreno
gli avvoltoi neri del suo dì lustrale.
Ed era un dì pieno di luce e pieno
di silenzio. Alle schiere taciturne
pareva un plenilunio sereno.
C'erano, presso le colonne e le urne,
sotto i grandi archi, a quel passar non nuove
ombre sedute su le selle eburne.
Termine, il nume cui nessun rimuove,
era lassù. Roma era vinta; eppure
si figgeano nell'alta arce di Giove
le sue dodici tavole future.