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1855–1912

III

Giovanni Pascoli

Un torvo strillo di poiana... muta solitudine... roccie irte, malvage... qualche cesto d'assenzio e di cicuta... Il cielo sfuma in un rossor di brage.

Solo un torrente urlare odo: russare d'un ebbro in mezzo una sua muta strage. E la poiana strilla. Ecco mi appare una rovina, una deserta chiesa,

da cui te, solitario, odo cantare. Canti come una dolce anima presa da' suoi ricordi, tu, dalla rovina dove è già la pietosa edera ascesa,

passero azzurro! O donde mai, vicina cincia, m'inviti in vano a te? Da un orto rosso, cui cinge il bosso e l'albaspina. Pendono rosse tra il fogliame smorto

le dolci mele, e ingiallano le pere. Nel mezzo un fico, nudo già, contorto. E vi cantano cincie e capinere... Ma no, sei tu che, immobile nel sole,

canti, o calandra, sopra le brughiere. E le tue voci pullulano sole dal cielo azzurro, con virtù segreta, come veggenti limpide parole,

o grande su le brevi ali poeta!

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