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1855–1912

II

Giovanni Pascoli

Roma dormiva, ebbra di sangue. I ludi eran finiti. In sogno le matrone ora vedean gladiatori ignudi. Ne' triclini ai dormenti le corone

eran cadute, e s'imbevean le rose nel sangue che fluì dal mirmillone. Dormivan su le umane ossa già róse, le belve in fondo degli anfiteatri;

e gli schiavi tornati erano cose. Dopo la breve libertà, negli atri giacean gli ostiari alla catena, quali cani la cui leggera anima latri.

Era la notte dopo i Saturnali; ed ogni schiavo dalla tarda sera dormiva, udendo ventilar grandi ali, e gracidare. Erano cigni a schiera

sul patrio fiume... No: su l'Esquilino erano corvi in una nube nera... Ei tesseva e stesseva il suo destino: vedea sua madre; poi sentia la voce

del banditore: apriva al suo bambino le braccia, e le sentia fitte alla croce.

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