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1855–1912

II

Giovanni Pascoli

Vedono. Sorge nell'azzurro intenso del ciel di maggio il loro monastero, pieno di litanie, pieno d'incenso. Vedono; e si profuma il lor pensiero

d'odor di rose e di viole a ciocche, di sentor d'innocenza e di mistero. E negli orecchi ronzano, alle bocche salgono melodie, dimenticate,

là, da tastiere appena appena tocche... Oh! quale vi sorrise oggi, alle grate, ospite caro? onde più rosse e liete tornaste alle sonanti camerate

oggi: ed oggi, più alto, Ave, ripete, Ave Maria, la vostra voce in coro; e poi d'un tratto (perché mai?) piangete... Piangono, un poco, nel tramonto d'oro,

senza perché. Quante fanciulle sono nell'orto, bianco qua e là di loro! Bianco e ciarliero. Ad or ad or, col suono di vele al vento, vengono. Rimane

qualcuna, e legge in un suo libro buono. In disparte da loro agili e sane, una spiga di fiori, anzi di dita spruzzolate di sangue, dita umane,

l'alito ignoto spande di sua vita.

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