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1855–1912

II

Giovanni Pascoli

Ma no: dib dib: è il passero. Ricopre la nebbia i campi, dove è dall'aurora de' bovi il muglio e il viavai dell'opre. Fuma la terra, fuma il cielo; ancora

fuma il camino e, tra le tamerici, fuma il letame e grave oggi vapora. Vaniscono laggiù le zappatrici; di qua l'aratro emerge per incanto,

tra un pigolìo di passeri mendici. Ma donde viene chiaro e dolce il canto or della quaglia? È in fior lo spigo; tondo s'apre nei campi il fior dell'elianto.

È sera forse? e dentro il ciel profondo il crepuscolo indugia? e nel sereno canta la quaglia di tra il grano biondo? E pieno il prato è già di trilli, e pieno

il grano è già di lucciole, e su l'aie bianche s'esala il buon odor del fieno. E no, ch'è l'alba: è sotto le grondaie tutto un ciarlare. Sono intorno al nido

le rondinelle garrule massaie. La casa dorme. Niuno ancor nel fido bricco il caffè, nemico al sonno, infuse. Vola e rivola il mattutino strido

lungo le verdi persiane chiuse.

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