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1855–1912

II

Giovanni Pascoli

E si scopriva, il mondo, a lei! Ma quanto ella vedeva, ella voleva, piena di meraviglia, e lo chiedea col canto. Tutto chiedeva l'esile Sirena

con dolci lodi: anche, prendeva andando una conchiglia od uno stel d'avena; e vi soffiava l'alito suo blando, che ciò che amava e trascorrea veloce,

sostasse un poco, udisse il suo dimando. Tutto fluiva verso la sua foce. Ella ascoltava, ella cantava a prova gittando lor di terra la lor voce.

In mezzo a tanta meraviglia nuova era quaggiù come l'uccello, attento da un ramo o di sulle sue tepide ova: studia e rifà le querule acque, e il vento

cupo, e la pioggia stridula, e, nel fine, lo sgocciolare cristallino e lento, il crepito di scorze aspre e di pine, i sussulti dell'eco ultimi, il frale

fruscìo di frondi e sgrigiolìo di brine; che impara a volo il sibilo dell'ale sue stesse aperte... Anch'ella, sì, la romba dell'ale sue, la vergine immortale!

Fermava il volo sopra la sua tomba, tremulo; appiè, gli accordi avea del mare che sciacqua, stride, squilla, urla, rimbomba. Cantava ella, chiamando al lor passare

lo sciame, a sé, degli attimi disperso, e nel ronzante piccolo alveare, libero, e suo, chiudeva l'Universo!

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