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1855–1912

I

Giovanni Pascoli

Il vento come un mostro ebbro mugliare udii notturno. Errava non veduto tra i monti, e poi s'urtava al casolare piccolo, ed in un lungo ululo acuto

fuggiva ai boschi, e poi tornava ancora più ebbro, con suoi gridi aspri di muto. L'udii tutta la notte, ed all'aurora, non più. Dormii. Sognai, su la mattina,

che la pace scendeva a chi lavora. Or vedo: scende. Scende: era divina l'anima. Il cielo tutto a terra cade col bianco polverìo d'una rovina.

Non un'orma. Vanite anche le strade. La terra è tutto un solo mare a onde bianche, di porche ov'erano le biade. Resta il mio casolare unico, donde

esploro in vano. Non c'è più nessuno. E solo a me che chiamo, ecco risponde il pigolio d'un passero digiuno.

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