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1855–1912

I

Giovanni Pascoli

Galleggia in alto un cinguettìo canoro. È la calandra, immobile nel sole meridiano, come un punto d'oro. E le sue voci pullulano sole

dal cielo azzurro, quando è per tacere la romanella delle risaiole; e non più tintinnìo di sonagliere s'ode passare per le vie lontane;

ché già desina all'ombra il carrettiere. Né più cicale, né più rauche rane, non un fil d'aria, non un frullo d'ale: unica, in tutto il cielo, essa rimane.

Rimane e canta; ed il suo canto è quale di tutto un bosco, di tutto un mattino; vario così com'iride d'opale. Canta; e tu n'odi il lungo mattutino

grido del merlo; e tu senti un odore acuto di ginepro e di sapino, senti un odore d'ombra e d'umidore, di foglie, di corteccia e di rugiada;

un fragrar di corbezzole e di more. Vai per un bosco e senti, ove tu vada, quei fischi uscir più liquidi e più ricchi; poi, come colpi da remota strada

di spaccapietre, il martellar de' picchi.

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