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1855–1912

I

Giovanni Pascoli

S'appoggiò su l'incudine col mazzo. Sopra la fronte si strusciò due dita. Le sgrollò. Disse: "So chi sei, ragazzo. E so cosa tu vuoi dall'eremita

fabbro ferraio: l'armi nuove e belle, l'armi che dànno anche al tuo re la vita. Sono sei: tre fratelli e tre sorelle. Tienle con te da quando sorge a quando

cade lo stormo delle Gallinelle". Disse, e comandò l'acqua. Essa al comando rimbombò cupa, e mosse il vento, e il vento sul rosso fuoco si gettò fischiando.

Nella spelonca il biondo fabbro, attento, movea, tra l'invisibile acqua e il rosso fuoco, due braccia che battean per cento. Ché la Corsonna a lui correa pel fosso

perennemente, ad un suo cenno presta, quando accennava: Ora da me non posso. Ella, scendendo come la tempesta, movea la ruota, essa lo stile, e tu,

maglio, sul ferro e su l'acciaio la testa alzavi e la lasciavi piombar giù.

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