Stette sul botro, stette su lo scoglio,
dritto, sonando il flauto di corteccia:
l'acqua rispose con un suo gorgoglio.
Intese la diana boschereccia
il vecchio bosco, e la vitalba volle
togliersi i bianchi bioccoli alla treccia.
E passò l'acqua e risalì sul colle:
per tutti i poggi il sufolo selvaggio
schiudeva i bocci, apriva le corolle.
Pioppi ed ontani pendere, al passaggio,
facean dai rami ciondoli e nappine;
chiedea l'avorno, s'era giunto maggio.
Mettea, chi fiori non potea, le spine;
mettea le gemme l'albero più brullo:
piovea la quercia, vergognando alfine,
le vecchie foglie a' piedi del fanciullo.