La Parvoletta volse gli occhi muta
alle sue stelle. Erano nuove ancora,
ancora ansanti della lor venuta:
come quand'ella dirigea la prora
tra queste e quelle, stando presso al bianco
timonier cauto che attendea l'aurora;
o quando sola era a vegliar tra il branco
ed i pastori: ella sentìa crosciare
le foglie secche ad un mutar di fianco.
Sola vegliava la crepuscolare
pia fanciulletta sulla terra oscura,
soletta sull'irrequieto mare.
Mirava in alto, alta gentile e pura.
Ed era pieno anche lassù d'erranti,
navi sull'onde, greggi alla pastura;
di lenti carri, d'uomini giganti,
pieno di draghi, pieno di chimere;
e risonava anche lassù di pianti.
Vedeva dietro sartie nere o nere
quercie passare il cielo a poco a poco.
Nascean le stelle al puro suo vedere.
Poi si spegneano come in terra il fuoco.
Raggiava allora qualche striscia viva
come gli stami dentro fior di croco.
Era l'eternamente fuggitiva...
- Son come te: la prima: avanti giorno:
rorida e fresca anche nell'afa estiva -
dicea fuggendo. - Fuggo sì, ma torno
sempre! - Ed il sole ecco appariva truce
e solo; e tutti, con un guardo intorno,
traeva dietro il gran carro di luce.