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1855–1912

I

Giovanni Pascoli

La terra aprì la bocca sua: beveva sangue. Era il primo, era d'un figlio d'Heva. Non era entrata anche da noi la morte. Ora s'udiva un rantolo di porte.

E venne vento dalle porte vane: ghiacciò il sudore in cui si mangia il pane. Presso ad Abel strisciava sopra il petto il serpe. E terra e sangue ora, in sospetto,

mangiava. E come carne era quel limo. Solo moriva quei che morì primo. Moveva Adam le zolle donde egli era. La terra rossa percotea la nera.

Heva apprestava tuniche di pelle per i due figli, tra le lor sorelle. Abel vide la morte: egli guardava... La morte era un fratello e la sua clava.

Ma sentì caldo un bacio sulla fronte... era il suo cane, il cane ch'ora al monte seguiva Abele ed ora al pian Caino. Egli ululò, gli si adagiò vicino,

lambiva gli orli della sua ferita, abbaiò verso la fuggente vita... Abel morì. La voce del suo sangue gridò. Gridava intorno al morto esangue,

al morto primo, aperto gli occhi spenti. Gridare il serpe se la udì tra i denti.

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