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1855–1912

FANTASMAGORIA

Giovanni Pascoli

Color del tempo! il mondo sta sotto il ciel pesante qual sotto il manto eterno gli ipocriti di Dante; vengono per incerte vie coi cappucci bassi, quasi ladri notturni, gli uomini a lenti passi.

E là sui monti come su lugubri manieri si disegnano in fosco cavalli e cavalieri. E noi ferisce in fronte la brezza dell'ignoto; e noi fascia di tedio l'afa del terremoto.

Tedio e non pace! Il bufalo ritto sul colle aprico fiuta, mugghiando, il soffio del turbine inimico; tali accasciati all'ombra d'antiche are e di troni i lunghi ozî tentiamo con memori canzoni.

Son ventott'anni, e Italia dormia nel cimitero; e facea (ricordate, lettori?) un tempo nero: nero inquieto: a un tratto squillaron le campane come se interrogassero le nuvole lontane:

allor, novello Cristo, scossa la greve mora, bella d'armi e di luce l'Italia saltò fuora. E pei campi fioriti della terra de' morti mille scheletri, come d'incanto, erano sorti;

passavano, passavano colle bandiere in testa cantando: All'armi, all'armi ché l'Italia s'è desta! Il sol ridea dall'alto: da' balconi addobbati piovean sorrisi e fiori sui funebri soldati.

Or via, patria immortale, sorgi una... quarta volta, e togliti le bende in cui t'aveano involta. Vedi: dal vasto grigio del ciel spunta affocato nell'estremo orizzonte gemmeo castel fatato

qual tra le fredde tenebre l'aurora boreale! Salve, avvenir di luce!... Noi scriviamo un giornale.

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