L'entrata era aperta, nel sole,
sopra anditi pallidi e lunghi.
Di fuori era odor di viole:
ma dentro, di muffa e di funghi.
Qua prati, là via senza capi,
qua zolle, là squallidi tufi.
Di fuori ronzavano l'api,
ma dentro soffiavano i gufi.
Veniva di qua, mattiniero,
lo strido di rondini folte;
di là, di laggiù, da quel nero,
un suon di campane sepolte.
Entrasti... fra cespi d'assenzio,
cogliendoti un non-ti-scordare-di-me...
La porta col blando silenzio
dell'olio t'udisti serrare su te!