Cercano ancora... Cercano tra i venti randagi, in mezzo alle selvaggie strette, su scrosciar di valanghe e di torrenti; cercano ancora, l'ultime vedette,
rapide trasvolando per le gole, placide roteando sulle vette, lungo il confine, immenso azzurro, sole tra l'aria e il vuoto, tra la terra e il sole.
Hanno sognato forse nella notte! Battono l'ala contro la parete dei borri, presso l'orlo delle grotte. Ad ogni tonfo che l'eco ripete,
sbalzano su, guardando fise in fondo dei cupi abissi, guardando inquiete subito in cielo; con orror profondo solcano a sghembo, spaurite, il Gondo:
hanno esplorato i monti, hanno gridato alle montagne; con insonne cuore mirano il cielo immobile e stellato: palpitano alle raffiche sonore,
tremano d'una nuvola, d'un tuono ch'a un tratto scoppia e lungamente muore; posate ognuna sur un irto cono mirano gli astri, se ne venga un suono...
se ancora appaia, cresca agli occhi, e passi forte rombando, un essere terreno... colui che ascende ma strisciando ai sassi, colui che sogna e non è mai sereno,
colui che pensa, ma non vola, bruto dannato al suolo dove rode il freno; che in cielo, un dì, mirabilmente muto passar fu visto, come Dio, seduto!
un uomo! l'uomo alato! che discese e che sparì. Dietro le roccie nere, ei discendea con le grandi ali tese simile al sole delle fiammee sere,
simile al sole che si trascolora, quanto al salire, tanto nel cadere. Ebbe l'occaso; quando avrà l'aurora?... Cercano, le vedette ultime, ancora.
Aquile, no! Non lo vedrete. Ancora egli discende e nell'orecchio il gelo ha di quel soffio e il rombo di quell'ora. Aquile, no! Non più raffrena anelo
il suo remeggio, più non chiude l'ale poi ch'una volta le distese in cielo. Discende ancora con un volo eguale, discende sempre, calmo ed immortale.
Che forre e gole e vortici e spavento di precipizi e giganteggiar d'erte roccie e improvvisi sibili di vento! O voi delle altitudini deserte,
aquile dei ghiacciai, delle morene, ei va con l'ale eternamente aperte, va per le solitudini serene, fuor della terra, o aquile terrene!
fuor della terra che notturne a prova serrate, come preda da voi morsa, tra i fieri artigli, a che più non si muova; eppur si muove, e corre, e nella corsa
v'aggira e porta e al sole riconduce; mentre lontana splende la Grande Orsa, splende Orione, Aldebaran, Polluce... Ma ei discende nella pura luce.
Discende? Ascende! Aquile, gli occhi aprite avvezzi al sole che gli spazi invade, alle stelle remote ed infinite! Là, sulle incerte nebulose rade,
là, sull'immensità che gli s'invola di sotto, là, su l'alto cielo ei cade. Cade, con la sua grande anima sola sempre salendo. Ed ora sì, che vola!
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