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1855–1912

Capitolo V

Giovanni Pascoli

Pensava: "Io sono delle pecorelle, Madonna Povertà, di tua pastura. E qui non ha né fanti né fancelle. E vivo di pan d'orzo e d'acqua pura.

E vo come la chiocciola ch'ha solo quello ch'ha seco, a schiccherar le mura. Oh! non voglio un podere in Cafaggiolo, come Donato: ma un cantuccio d'orto

sì, con un pero, un melo, un azzeruolo Ch'egli è pur, credo, il singolar conforto un capodaglio per chi l'ha piantato! Basta. Di bene, io ho questo in iscorto,

dipinto a secco. E s'io non son Donato, son primo in far paesi, alberi, e sono pur da quanto chi vende uova in mercato. Ora, al nome di Dio, Paulo di Dono

sta contento, poderi, orti, a vederli: ma un rosignolo io lo vorrei di buono. Uno di questi picchi o questi merli, in casa, che ci sia, non che ci paia!

un uccellino vero, uno che sverli, e mi consoli nella mia vecchiaia".

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