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1855–1912

Capitolo IX

Giovanni Pascoli

E lontanando si gettava avanti, a mo' di pio seminator, le brice cadute al vostro desco, angeli santi. Paulo guardava, timido, in tralice.

Le miche egli attingeva dallo scollo del cappuccio, e spargea per la pendice. Ecco avveniva un murmure, uno sgrollo di foglie, come a un soffio di libeccio.

Scattò il colombo mollemente il collo. Si levava un sommesso cicaleccio, fin che sonò la dolce voce mesta delle fedeli tortole del Greccio.

Dal campo, dal verzier, dalla foresta scesero a lui gli uccelli, ai piedi, ai fianchi, in grembo, sulle braccia, sulla testa. Vennero a lui le quaglie coi lor branchi

di piccolini, a lui vennero a schiera sull'acque azzurre i grandi cigni bianchi. E sminuiva, e già di lui non c'era, sui monti, che cinque stelline d'oro.

E, come bruscinar di primavera, rimase un trito becchettìo sonoro.

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