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1855–1912

CANTO SESTO

Giovanni Pascoli

Più che mezza la luna era, e più ore restava su, tra l'iridato alone, e le notti imbevea del suo pallore. E sonava il fragor d'un acquazzone,

sempre: era il fiume che la terra brulla fendea, cantando la sua gran canzone. Rimpennava ogni tiglio, ogni betulla. Era la primavera, era lo sgelo.

E, una sera, uno esclamò: "Fanciulla! Dov'è colui che sa le vie del cielo? La luna è là. Le cose ormai son fatte". Ciascuno attese. Anche quel vecchio, anelo...

"Oh! no! Restiamo! O madre che si batte perché ci nutra! O madre che si lascia se non dà pane, dopo dato il latte!" "Dov'è?" chiedeva con segreta ambascia

la trista madre. Che darebbe or ella ai bimbi, a cena? il ferro, ormai, dell'ascia? "Dov'è?" Splendeva una solinga stella presso la luna, per il gran deserto

del cielo. "Dove?" "Sì, dov'è, sorella?" "Dov'è? Cerchiamo. In qualche luogo è certo".

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