Più che mezza la luna era, e più ore
restava su, tra l'iridato alone,
e le notti imbevea del suo pallore.
E sonava il fragor d'un acquazzone,
sempre: era il fiume che la terra brulla
fendea, cantando la sua gran canzone.
Rimpennava ogni tiglio, ogni betulla.
Era la primavera, era lo sgelo.
E, una sera, uno esclamò: "Fanciulla!
Dov'è colui che sa le vie del cielo?
La luna è là. Le cose ormai son fatte".
Ciascuno attese. Anche quel vecchio, anelo...
"Oh! no! Restiamo! O madre che si batte
perché ci nutra! O madre che si lascia
se non dà pane, dopo dato il latte!"
"Dov'è?" chiedeva con segreta ambascia
la trista madre. Che darebbe or ella
ai bimbi, a cena? il ferro, ormai, dell'ascia?
"Dov'è?" Splendeva una solinga stella
presso la luna, per il gran deserto
del cielo. "Dove?" "Sì, dov'è, sorella?"
"Dov'è? Cerchiamo. In qualche luogo è certo".