Scórsero i giorni, anche le notti; e il vento
soffiò più forte, e si levò la luna
più tardi, e il fuoco morto e il lume spento
s'era più presto: un'altra notte, e una
pallida nebbia errò su padri e figli
non sazi. Ma la madre era digiuna.
Destò la luna i languidi sbadigli
degli altri: a lei si rifletté su gli occhi
umidi e lustri sotto i curvi cigli.
Si scaldavano un poco ora i marmocchi
a lei. L'ultimo, in terra, il capo ciondo-
loni via via le urtava ai due ginocchi.
Ella parlò: "Se fosse qui quel biondo
grande... Ma egli prese la bisaccia
vuota; e chi sa, dov'ora è mai, del mondo?
Io gli avrei detto: Non è lei che ghiaccia
i fossi e i fiumi? Non è lei che imbeve
del suo biancore i lunghi teli e l'accia?
Non fa la brina e il gelo essa? Ci deve
far così freddo! tra le stelle sole,
liscie, lustranti! Quel biancore è neve..."
"No, mamma," disse la fanciulla: "è il Sole!"