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1855–1912

CANTO SECONDO

Giovanni Pascoli

E la tribù guardò nel cielo. Quella? Dunque piena di sole essa trascorre, di notte, come una più grande stella? Una piccola Terra, or sulla torre,

or sull'abete... Ma quell'ombre? Monti, quelle ombre, rupi valli greppi forre... rughe: le rughe delle vecchie fronti. Ma ella, dunque, è vecchia calva ossuta,

senza verde di frondi, acqua di fonti? E la fanciulla disse: "Io l'ho veduta. In un suo libro. Egli sapea contare i monti e i mari. Io l'ascoltava muta.

C'è il Mare di Serenità. C'è il Mare di Nubi. Anche, di Pioggie e di Tempeste. Un altro Mare senza l'acque amare. C'è la Palude delle Nebbie meste.

C'è anche un Seno, a goccia a goccia pieno di guazza dalla grande alba celeste. E c'è il Lago dei Sogni. Anche c'è il Seno delle Iridi: tanti alti archi di porte

nel cielo: un infinito arcobaleno. Vicino ai Sogni, il Lago della Morte".

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