E si levò tra quelle genti un suono
dolce di voce. Usciva allor da un velo
rado la luna pendula, dal cono
d'un abete. Una nebbia, un ragnatelo
di luce scialba tremolò su crani
lustri, su cenci e bioccoli di pelo;
e rifulsero allora occhi lontani,
zuppi di sogno, e bocche aperte a un alto
ululo. Il pugno si stringean le mani.
Videro tutti là, di soprassalto,
quella fanciulla, con le braccia in croce,
bianca sul liscio lago di cobalto.
Ella parlava timida e veloce.
Quello che ammansa, quello che consola,
pioveva dalla giovinetta voce.
"Io l'ho veduta. Corre sempre, vola,
passa. Ma mentre va, che non mai posa,
a noi non volge che una parte sola.
Vediamo, noi, nel cielo azzurro o rosa,
sempre quelle montagne, sempre quelle
paludi. Sempre. Ma di là? Che cosa
è mai di là, verso le grandi stelle?"