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1855–1912

CANTO QUARTO

Giovanni Pascoli

Ed il lor sogno anche vanì dai cuori. E si sparsero intorno, come i cani dopo una morte: vagolano fuori, fiutano cento miglia oggi, domani

piangono all'uscio. Quella madre a Dio tendeva, sola, dentro sé, le mani. Ma c'era, ahimè! tanto piagnucolìo di madri, al mondo! che potean soltanto

dire, d'un po' di carne viva: È mio! Il cielo alfine si velò, poi franto giù si versò. L'acqua s'udia cadere col suono ora d'un canto, ora d'un pianto.

Non c'erano nel mondo albe né sere. C'era un silenzio fatto di frastuono nei giorni oscuri, nelle notti nere. Ed ecco che rimbombò lungo un tuono

allegro, apparve in fondo al cielo un fioco raggio di sole, un suo sorriso buono. E su la terra non restò per poco che un luminoso sgocciolìo sonoro;

e poi, tra i cirri e i cumoli di fuoco, un filo, un'unghia, era una falce d'oro!

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