E la luna calante batté gialla
sull'impannata. Netta, senza brume,
stava, sul liscio mar di neve a galla.
L'immensa taiga biancheggiava al lume.
Qualche betulla nuda, qualche cono
d'abete, e solchi d'ombra d'un gran fiume.
E si levò tra quelle genti un suono
dolce di voce: "Il giovine straniero
giunto tra noi, che parla a noi, ch'è buono...
egli sa tutto; vede anche il pensiero
chiuso nei cuori... egli leggeva un giorno
un libro, il libro che ci dice il vero...
La Luna, dice, è un'altra Terra, attorno
a questa Terra. E ci si va. C'è gente
che v'andò, che ne parla, ora, al ritorno..."
La giovinetta voce piovea lente
le sue parole. Balenava un raggio
or qua or là da due pupille attente.
E il contadino e il boscaiol selvaggio
e donne e bimbi nella solitaria
capanna, udian la storia del passaggio
a quella luna, per il mar dell'aria.