Scrollò la testa, il vecchio, e disse: "Fole!
L'uomo non vola, o garrula ghiandaia,
come gli uccelli e come le parole!
L'acqua ci può. Sul fiume va l'alzaia,
non già per aria. L'aria è aria; nulla.
Ma l'acqua è cosa, quando pur traspaia.
Fole da dire sotto una betulla,
d'estate, a sera..." Ed ella disse: "Allora
le nuvole?..." E il brodiag: "Ecco, fanciulla!
Terra e lombrichi vede chi lavora
le terra. C'è nel mondo altro, che il grano!
Il sole cade; e l'uomo fa l'aurora!
Uno bisbiglia; e l'ode uno lontano
le mille miglia! I carri vanno a torma,
da sé, con un fragore d'uragano!
E c'è chi vola senza lasciar l'orma.
Sì! Sì... come la nuvola che batte
nella luna, e si ragna e si deforma..."
Le sue parole in un chiaror di latte
passavano, nel loro alitar su.
Come nuvole presto fatte e sfatte
le rimirava l'umile tribù.