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1855–1912

CANTO PRIMO

Giovanni Pascoli

Scrollò la testa, il vecchio, e disse: "Fole! L'uomo non vola, o garrula ghiandaia, come gli uccelli e come le parole! L'acqua ci può. Sul fiume va l'alzaia,

non già per aria. L'aria è aria; nulla. Ma l'acqua è cosa, quando pur traspaia. Fole da dire sotto una betulla, d'estate, a sera..." Ed ella disse: "Allora

le nuvole?..." E il brodiag: "Ecco, fanciulla! Terra e lombrichi vede chi lavora le terra. C'è nel mondo altro, che il grano! Il sole cade; e l'uomo fa l'aurora!

Uno bisbiglia; e l'ode uno lontano le mille miglia! I carri vanno a torma, da sé, con un fragore d'uragano! E c'è chi vola senza lasciar l'orma.

Sì! Sì... come la nuvola che batte nella luna, e si ragna e si deforma..." Le sue parole in un chiaror di latte passavano, nel loro alitar su.

Come nuvole presto fatte e sfatte le rimirava l'umile tribù.

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