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1855–1912

CANTO PRIMO

Giovanni Pascoli

Erano quella sera alla finestra. Salìano gli uni coi bigonci pieni, l'altre scendean con vuota la canestra. Parlavano nel lungo va e vieni,

alto, ché in loro anche parlava il vino. "Si vuol finire, prima che si ceni". "Non resta che il filare qui vicino. Saranno due bigonci o tre; ma un poco,

perché li tenga, vuol pigiato il tino". Il cielo già si colorava in fuoco. Al colmo tino il giovinetto snello si lanciò su, come a provar per gioco.

Stette sull'orlo un poco in piedi, bello, raggiante tutto del suo bel domani, a braccia spante, simile a un uccello. Poi si chinò, s'apprese con le mani

all'orlo, e dentro, fra le pigne frante tuffò le gambe e sul crosciar dei grani. Il rosso mosto risalì spumante sopra i garretti; ed ei girava a tondo

premendo coi calcagni e con le piante. E il sole rosso illuminava il biondo vendemmiatore; ed ecco, da un remoto canto del cielo un tintinnìo giocondo.

Uno, dal cielo, accompagnava il moto dei piedi suoi, di su quei rosei fiocchi, picchiando in furia sur un bronzo vuoto... L'altro moveva rapidi i ginocchi

sul rosso mosto, anche movea la testa ben in cadenza, il sole in mezzo agli occhi. Ma era un suono di campane a festa. E quei pigiava; quando, all'improvviso,

Rosa lassù, Rosa, già muta e mesta, si levò su, molle di pianto il viso, con un singhiozzo, e Violetta, china a guardar fuori immersa in un sorriso

si volse bianca, e mormorò: Rosina!

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