Così staccavi la dolce uva, alfine, co' tuoi vicini, ché i vicini sono mezzo parenti, e con le tue vicine, o Rigo. Il tempo era da un pezzo al buono,
e la vendemmia si cocea matura anche a bacìo; quando sentisti un tuono. Dicesti: il bello è bello, ma non dura. E vendemmiasti. Ed era un giorno asciutto,
si scivolava per la grande asprura, cupo di vespe era un ronzìo per tutto, calda era l'uva e, nei bigonci ancora, rendeva già l'odor del mosto e il flutto.
La gente era venuta sull'aurora quando la guazza o la nebbietta inerte vapora in cielo, e il cielo si colora. Allor le donne ascesero per l'erte,
parlando basso, e recideano a prova le pigne con le piccole ugne esperte. Le recideano al nodo che si trova a mezzo il gambo. Le galline intorno
bandian l'annunzio, ad or ad or, dell'ova. Ma crebbe il vario favellìo col giorno. Montava, per tagliare le pinzane, un giovinetto sul pioppo e sull'orno.
Cantava poi, quand'erano lontane le donne, quando in una sua cestella portava il vino Violetta e il pane. Ell'era in casa della sua sorella
da un mese e più; ma stava per tornare a casa sua, più pallida e più bella. "C'è tempo:" Rigo alla gentil comare diceva "addietro è là da voi la vite.
Poi verrò io: non c'è di mezzo il mare". Era un piacere rivederle unite le due sorelle al solito lavoro! Ma quelle sere, nell'ottobre mite,
anche si dava che piangean tra loro.
Cookies on Poetry Cove