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1855–1912

BISMARCK

Giovanni Pascoli

Oh! no: quieto non lo so pensare tra le quattro assi, l'uomo della guerra. Egli era il vento; il mondo era il suo mare. Egli era il vento: e qual sepolcro serra

il vento che vanì con un lamento, poi che volò su l'onde e su la terra? Ecco: egli leva dalla bara il lento suo fasciame dell'ossa; e su le porte

esplora l'aria, corazziere attento, dalla lunga ombra. A mano a man più forte, viene un nitrito simile a procella. Giunge il cavallo, scende giù la morte.

Con suono arido, quasi se ne svella, scende, e per te tiene il cavallo al morso, regge la staffa. Corazziere, in sella! Il senz'indugio, il senza mai rimorso

tu sei. È neve il tuo pensier, sul monte; e n'ha, qual fiume, il tuo volere il corso. Tu sei la Forza. Avanti dunque, o conte, principe, duca, esci dal tuo maniero,

galoppa su la cupa eco del ponte, corri pel mondo, ancora tuo!... Guerriero dalla lunga ombra, ferma il tuo cavallo nel campo, sotto quello stormo nero!

Era una batteria quella od un vallo? la mischia avvenne tra le arboree felci o in miti solchi esperti del metallo? Qual n'era il segno? il vischio reo dell'elci,

l'aquila adunca, il Cristo che perdona? E furono le spade arma o le selci? E questa romba è di cannon che tuona, o d'una mandra che barrisce ancora,

di buoi Lucani? E per una corona o per un cervo ucciso oggi vapora quel sangue? E i corvi dalla rauca voce scavano gli occhi a miei fratelli d'ora

o a vinti, là, gladiatori in croce?

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