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1855–1912

ADDIO!

Giovanni Pascoli

Dunque, rondini rondini, addio! Dunque andate, dunque ci lasciate per paesi tanto a noi lontani. È finita qui la rossa estate.

Appassisce l'orto: i miei gerani piú non hanno che i becchi di gru. Dunque, rondini rondini, addio! Il rosaio qui non fa piú rose.

Lungo il Nilo voi le rivedrete. Volerete sopra le mimose della Khala, dentro le ulivete del solingo Achilleo di Corfú.

Oh! se, rondini rondini, anch'io... Voi cantate forse morti eroi, su quest'albe, dalle vostre altane, quando ascolto voi parlar tra voi

nella vostra lingua di gitane, una lingua che piú non si sa. Oh! se, rondini rondini, anch'io... O son forse gli ultimi consigli

ai piccini per il lungo volo. Rampicati stanno al muro i figli che al lor nido con un grido solo si rivolgono a dire: Si va?

Dunque, rondini rondini, addio! Non saranno quelle che le case han murato questo marzo scorso, che a rifarne forse le cimase

strisceranno sopra il Rio dell'Orso, che rugliava, e non mormora piú. Dunque, rondini rondini, addio! Ma saranno pur gli stessi voli;

ma saranno pur gli stessi gridi; quella gioia, per gli stessi soli; quell'amore, negli stessi nidi; risarà tutto quello che fu.

Oh! se, rondini rondini, anch'io... io li avessi quattro rondinotti dentro questo nido mio di sassi! ch'io vegliassi nelle dolci notti,

che in un mesto giorno abbandonassi alla libera serenità! Oh! se, rondini rondini, anch'io... rivolando su le vite loro,

ritrovando l'alba del mio giorno, rimurassi sempre il mio lavoro, ricantassi sempre il mio ritorno, mio ritorno dal mondo di là!

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