Se tu sei nulla, noi siamo nulli;
ché in tutto, Alfredo, simile io t'amo.
Per le fanciulle, per i fanciulli
noi lavoriamo.
Abbiam per loro sempre qualcosa,
mentre la vita già li tormenta:
sempre qualcosa che sa di rosa,
d'uva, di menta.
Per i ragazzi, per le ragazze
facciam nel verno sorgere il giugno
con le ciliege dolci e le lazze
bacche del prugno.
Ecco entra, in tanto che sulle nere
panche di scuola leggono i nomi,
come se a un tratto s'apra il celliere,
l'odor di pomi.
Si sparge, mentre passano l'ore
lunghe col refe, con la ciniglia,
nella stanzetta chiusa, l'odore
della vaniglia.
Né ci si lodi, se per incanto
vestiam di frutti gl'ispidi rami!
Il nostro savio cuore soltanto
vuol che ci s'ami;
che si ritorni, che si ripeta,
che il nostro miele prenda chi giunge!
Alfredo, è un'ape, certo, il poeta,
ma che non punge.
Prenda chi vuole, prenda chi viene,
prenda chi gramo voglia e non possa...
anche chi scende, vivo, in catene,
nella sua fossa.
Mentre la Pena l'urge, crudele
più di lui stesso che fu pur tanto
tanto crudele; senta il tuo miele,
senta il mio canto.