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1855–1912

AD ALFREDO CASELLI

Giovanni Pascoli

Se tu sei nulla, noi siamo nulli; ché in tutto, Alfredo, simile io t'amo. Per le fanciulle, per i fanciulli noi lavoriamo.

Abbiam per loro sempre qualcosa, mentre la vita già li tormenta: sempre qualcosa che sa di rosa, d'uva, di menta.

Per i ragazzi, per le ragazze facciam nel verno sorgere il giugno con le ciliege dolci e le lazze bacche del prugno.

Ecco entra, in tanto che sulle nere panche di scuola leggono i nomi, come se a un tratto s'apra il celliere, l'odor di pomi.

Si sparge, mentre passano l'ore lunghe col refe, con la ciniglia, nella stanzetta chiusa, l'odore della vaniglia.

Né ci si lodi, se per incanto vestiam di frutti gl'ispidi rami! Il nostro savio cuore soltanto vuol che ci s'ami;

che si ritorni, che si ripeta, che il nostro miele prenda chi giunge! Alfredo, è un'ape, certo, il poeta, ma che non punge.

Prenda chi vuole, prenda chi viene, prenda chi gramo voglia e non possa... anche chi scende, vivo, in catene, nella sua fossa.

Mentre la Pena l'urge, crudele più di lui stesso che fu pur tanto tanto crudele; senta il tuo miele, senta il mio canto.

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