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1855–1912

A UN AMICO DI MIO PADRE

Giovanni Pascoli

Amici suoi che foste, avete udita mai la sua voce? - O tomba oscura e forte, in cui m'affanna i sonni della morte, ineluttabil incubo, la vita!

Oh! vivo io, vivo. O prole mia sfuggita a questa forse invidiata sorte, come risuona sempre a queste porte la tua querela timida, infinita!...

L'uno va nudo e solo ramingando; qui sosta e piange. Un altro derelitto odo in segreto disperar lontano. E le mie bimbe gemono pensando

al muto grido che per loro io gitto, alle mie braccia per lor tese, invano. -

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