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1855–1912

A GIORGIO NAVARCO ELLENICO

Giovanni Pascoli

E il Mare gli disse. - Chi sei, navarco? germoglio di dèi? o, se uomo caduco t'è padre, qual nome gli dà la tua madre?

Non forse egli è Neocle? Ché, senti: dormivo cullato dai venti; né so dove guidi le ignote triere che sotto le stelle sobbalzano nere.

Stolarco! qual satrapa insidii, che all'ancora sta co' suoi Lydii? qual Ione, sul fil della lama, le prore nottivaghe chiama?

qual inno v'udranno cantare nell'alba le rupi sul mare? qual inno embaterio, cui l'eco risponda, squillando le tibie tra il rullo dell'onda?

Dovunque tu vada, chiunque tu sia, va dentro la notte, tu sai la tua via, all'alba, alla morte, alla gloria: sei re! Caduta? Servaggio? Fu voce non vera,

fu sogno d'infermi. L'acropoli è intera! Le navi di Mycale io porto su me! -

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