Entr'un pian di finissimo alabastro,
netto, sacro, amoroso,
divino, spazïoso,
sorgon duo colli e duo fonti di latte,
ove divinamente
tutte l'alte excellenze son ritratte,
mostrand'arditamente
infinita beltà non vista mai,
che 'l dir nostro e 'l pensar vince d'assai.
Sorge 'l ben pian, non però pian perfetto
ma poco rilevato,
di mille grazie ornato,
ove ciascun dei colli alta vaghezza
alzar tanto si vede
quanto possa mostrar la sua sodezza;
fra lor candida siede
e l'un da l'altro alquanto tien diviso
la via donde si scende al paradiso.
Perché non ho io almen, maligna stella,
perché non ho io almeno
un divin canto ameno?
Perché non sono queste mie parole,
cossì com'i' vorei,
di quel celeste mel che pascer suole
ne la lor patria i dei,
per poter ben narrar quanto diletto,
quanta dolcezza sia dentr'al bel petto?
Ma siami pur creduto in qualche parte
quel ch'i' dirò, ch'è poco,
appo 'l piacer, il gioco
di questa glorïosa altera donna.
Mondo, ti priego, vieni
et odi questo: i' dico che madonna
de tutti i maggior beni,
dei più dolci del ciel, dei più giocondi
ha nel bel petto suo ben mille mondi.
Quante volte dich'io,
per extremo piacer dei sensi privo:
– Io sento pur tanta dolcezza, e vivo! –