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1486–1516

Capitolo 43

Giovanni Muzzarelli

Entr'un pian di finissimo alabastro, netto, sacro, amoroso, divino, spazïoso, sorgon duo colli e duo fonti di latte,

ove divinamente tutte l'alte excellenze son ritratte, mostrand'arditamente infinita beltà non vista mai,

che 'l dir nostro e 'l pensar vince d'assai. Sorge 'l ben pian, non però pian perfetto ma poco rilevato, di mille grazie ornato,

ove ciascun dei colli alta vaghezza alzar tanto si vede quanto possa mostrar la sua sodezza; fra lor candida siede

e l'un da l'altro alquanto tien diviso la via donde si scende al paradiso. Perché non ho io almen, maligna stella, perché non ho io almeno

un divin canto ameno? Perché non sono queste mie parole, cossì com'i' vorei, di quel celeste mel che pascer suole

ne la lor patria i dei, per poter ben narrar quanto diletto, quanta dolcezza sia dentr'al bel petto? Ma siami pur creduto in qualche parte

quel ch'i' dirò, ch'è poco, appo 'l piacer, il gioco di questa glorïosa altera donna. Mondo, ti priego, vieni

et odi questo: i' dico che madonna de tutti i maggior beni, dei più dolci del ciel, dei più giocondi ha nel bel petto suo ben mille mondi.

Quante volte dich'io, per extremo piacer dei sensi privo: – Io sento pur tanta dolcezza, e vivo! –

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