Candidissimo avorio almo e divino,
di sì pura e sì netta
bianchezza e sì perfetta
che gli cede ogni latte et ogni neve,
alteramente copre
un petto largo sol quant'esser deve,
ch'agli occhi umani scopre
non più di quella dolce morbidezza
che basta a farlo 'l fior d'ogni bellezza.
In sì bell'opra con poco rilevo
surgon dui pomi eguali,
per bellezza immortali,
nati in più bel giardin che di Levante,
da stancar mille lingue
e far fermar ancor mille Athalante;
l'un da l'altro distingue
la proppia strata lactëa del cielo,
che copre un crudo ingiurïoso velo.
Ben manifestan sua beltà celata
a chi mira, a mal grado
d'il vel, benché di rado,
i sospir di madonna, i risi, il canto
che 'l ciel adorna e molce;
alor si vede ben soave tanto
e sì vago e sì dolce
il tremolar de l'un e l'altro pomo
che non potrebbe non lodargli Momo.
Alla guardia di tante alte richezze
sta tutto lieto Amore,
che di dolcezza more,
ebrïo d'il piacer ch'ivi si sente;
infra i bei pomi siede
e con le luci sue vaghe e contente
usurpa la mercede:
mira or da l'uno et or da l'altro lato
né sa qual d'essi il faccia più beato.
Poi grida con gran voce:
– Voi ch'abitate in terra, se cercate
la via di gire al ciel, qui l'apparate. –