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1486–1516

Capitolo 36

Giovanni Muzzarelli

Fresche leggiadre rose, tinte d'il sangue ben di quella dea che 'l terzo ciel vagheggia, e rari almi rubini

veramente divini, ond'ogn'alma dolente si ricrea di quanto mai fu mesta, fan sì divina e sì superba vesta

a due labra amorose, che pur ch'un uom le veggia con ogni sua fatica non potrà far che poi non giuri e dica.

– Altre labra che quelle non son al mondo belle. – Elle dunqu', elle ... o lasso! s'i' potessi pur dir com'elle stanno

alquanto rilevate, dolcemente ridenti con le Grazie presenti ch'intorno ad esse ogni lor sforzo fanno,

piene di meraviglia, quanto ciascuna a lor si rassomiglia, soltanto a suo compasso tenendosi beate!

Esce di quelle fuore, spirando, un sì celeste, grato odore che l'Arabia l'agogna né se lo tien vergogna.

Dentr'a sì bel lavoro sedon dui vezzi di minute perle, nate inseme et unite per far d'invidia ardente

ben tutto l'Orïente, fuor di speranza omai di possederle, con che madonna suole affrenar le dolcissime parole

che fan stupir coloro da ch'elle son udite; questa terza bellezza non men che l'altre piena di vagezza

m'infiamma d'un desio di rivolar a Dio. Voi, voi, arbori ombrosi, ch'a lei correte d'il suo canto ingordi,

e tu, fiume vicino, fatene meco fede, se pur qualcun nol crede, che non seti però ciechi né sordi

quando sì fermi e 'ntenti udite 'l suon de' suoi beati accenti, e gli occhi desïosi de l'aspetto divino

quasi mostrate agli atti, e da le vaghe labra, stupefatti, quand'avien ch'ella canti, pendete tutti quanti.

O quante e quante volte ho rimirato (e voi ben lo savete) una turba di voi a lei correndo gire

per la sua voce odire e in atto desioso in voi quïete tener le foglie, e i rami piegar, com'uom che d'ascoltarla brami;

e l'acque in sé raccolte colmar i liti suoi assai più de l'usato, e di parole ogni sasso atteggiato

star, quasi le dimandi: – Perché non mi commandi? – Fra tante cose belle, sopra i rubini armati d'onestade

i risi hanno la stanza; ivi zoioso tutto tengon il suo ridutto; ivi si vede un mondo di beltade

et ogni dolce riso ha seco un mar del mel de paradiso; ivi calde facelle infiamman con speranza

ogn'anim'a vertute; ivi desio movente uom a salute; ivi (che vol più dire) sta ciò che fa gioïre.

Canzon, per tante prove sei sicura che ben narrar potevi ciò ch'in animo avevi.

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