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1486–1516

47

Giovanni Muzzarelli

Mentre che voi ne' vaghi ampi soggiorni della città, che spera ancor per voi d'agguagliar lieta il ben d'i primi tempi, fondate nella mente opra, per cui

se stessa tutta e i sette colli adorni d'antica gloria e renda voti a i tempi, stancando voi sotto il celeste incarco col Vicario di Dio, che con voi parte

l'alte cure che 'l Ciel commise a lui, e fate dubbio altrui qual sia, il senno o la fede, in voi maggiore, l' oprar bene o la speme, onde sì carco

si fe' il mondo e gioioso d'ogni parte quando il vostro destin cominciò in parte verso tanta virtù farsi men parco; io qui, Signor, per procacciarvi onore

e la lingua e la man stanco e lo ingegno, e perché al secol che verrà sien conti il nome di Leone e 'l vostro, ingegno di risonar a i monti

e della nostra età gli alti ornamenti portar cantando in fin al cielo,a i venti. Così, vie più che saggio ardito forse, su le sinistre coste d'Appennino

fin d' Elicona tra(r) le Muse ho spene, e sì quelle chiamando adoro e inchino, arso d' amor, ché, da che pria s' accorse, non pur vaga una al mio pregai sen viene,

né sdegna a i versi miei temprar la voce, sempre inalzando più le mie speranze con gli ardenti desii in ch' io le affino. Ma lasso! empio destino,

quand' ha più pace, il cor spaventa, in guisa ch' ei trema in mezzo 'l foco ove si coce; e perché dietro a 'l altre desïanze di pensier in pensier sé non avanze,

quel che sol più d' ogn' altro in ciò mi noce, povertà, da ciascun tanto derisa, mi è già vicina; e io non posso aitarmi, se voi, Signor, in qui la mente spera,

non ripigliate l' armi, porgendo a quel ch' è di virtude un sole, miste con preghi, un dì queste parole: – O sacro Re, con cui l' eterno impero

largamente ha diviso il sommo Giove, che contento or da voi gran cose attende, vicino a i lidi ov' Adria freme ed ove fra 'l Rubicone e 'l bel Metauro altero

più lungi un corno il Re de' monti stende, per sparger sol di voi la fama e 'l grido dal Borea al' Austro e fin da Gange a Tile fa desïoso un uom tutte le prove.

Sol vero amor il move, e desio di piacervi, e maraviglia delle tante virtù che 'n voi fan nido; di ciò si pasce, ogni altra cosa ha vile.

Ma mentre innalza e la voce e lo stile, volando dietro al suo pensier più fido, che già gl'impenna i vanni, e lo consiglia lasciar la terra e sollevarsi al cielo,

con più furor minaccia, ov' ei men teme, stella nemica, e face il cor un gelo, e la maggior sua speme, fondata sol ne le impromesse vostre,

par che più frale ad or ad or li mostre. Perché da 'l alte e glorïose cure nel ritrae stanco si malvagia sorte a pensar se da lui fosse il diffetto;

in tanto il duol, che suoi doler più forte ne l'alme in sé ben d'ogni error sicure, di gelati pensier gli ingombra il petto; ma poi che,ahi lasso! a sé mirando in seno,

vede il cor senza colpa aperto e ignudo, vive una lunga e dispietata morte. E ben ch' il riconforte sua coscienza e a ben sperar l' invite,

e bontade, onde avete il cor sì pieno, sia quasi incontro a rio fortuna scudo, non per questo il destin fallace e crudo, che colma il viver suo d' atro veleno,

creder lascia che mai contra il costume possa seco tener pace né tregua. Ben priega il vostro a lui cortese nume che, perché altri il persegua,

non gli manchi ei del primo almo soccorso, mentre ancor son le sue speranze in corso. Sapete ben, per mille essempi e mille, che a far per vera gloria un uom eterno,

senza i suoi studi, ogn' altra cosa è vana. Tanti eccellenti asconde il cieco inferno, cui fugge a pena Enea solo od Achille, di quei che vide la città troiana;

de' quali un stuol non men grandi ed egregi si tace ancor, che lodator non ebbe quale Mantoa e Smirna al secol dèrno. E se ben ver discerno,

non ha d' altro il gran Lauro oggi più fama che perché voi, maggior di tutti i pregi, al mondo diè (ché senza voi sarebbe misero e orbo) e a sue lode acrebbe

Febo e Minerva e gli onorati fregi di poesia, ch'ancor per padre il chiama. dunque al vostro splendor questo s'aggiunga: che oltra che a voi convien l' usar pietade,

chi sa che ad alto un dì questi non giunga in più matura etade, se non gli manca il vostro aiuto usato, lo stil rompendo del maligno fato?

Ché già stella crudel tener in guerra non dée poter un uom che sì v' onora, contra cui fora ogni sua forza stanca, se vi specchiate in quel che in ciel s' adora,

il cui loco, sedendo, ornate in terra, ch' ad alcun suo fedel giamai non manca; né per nuovo accidente effetto tòrre a le vostre impromesse o mutar voglia

dovria quel saggio cor ch' in voi dimora e mostra ad ora ad ora vie maggior opre assai che i desir nostri. Si vedrem poi il camin che questi corre,

seguendo ove se stesso ir alto invoglia, forse privo del mal che pur l' addoglia, aguagliar alcun dì, c' ora il precorre; e scriver poi con più lodati inchiostri

tutto quel per che, al fin di tanti danni, il mondo è sì di voi ricco ed adorno, sì che a tal che verrà dopo mill' anni, sen muova invidia e scorno

e faccia a l'altre età, di tempo in tempo, ir sospirando il ben del nostro tempo –. Canzon, se 'l più d'ogn'altro pregiato Bembo vedi ove t' invio,

Bembo vèr cui l' amor cresce in me quanto fu sempre in lui valore e cortesia (non perché alcun giamai fosse né fia che di tanta vertù riporti il vanto,

ma di vincer se stesso ha ancor disio), a lui ti mostra, e se tua ragion trovi al buon giudizio intero esser piacciuta, tientene vaga, e poi sicura movi

e 'l mio Signor saluta umilemente, e pregal ch' altri preghi che sì giusto disio non mi si nieghi.

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