Terreno Giove, a cui l'alto governo ha posto in mano il Re de l'universo e commesso del cielo ambo le chiavi, per alzar l'almo cielo a quanto puote
gloria maggiore e chiaro pregio eterno, e mutando in tranquillo il tempo avverso, alle piaghe d'Italia acerbe e gravi medico dar, che risanar la possa
e col primo valor più larga dote tornar d'antichi onori, che d'opre elette 'l secul nostro infiori;i io parlo a voi, che ralegrata e scossa
di lunga doglia nostra vita avete e la paura d'ogni mal rimossa, poi che seti poggiato a quella altezza che voi fate maggior, la cui grandezza
non è minor del mondo che regete; e, prego, sostenete che le molte speranze e l'allegrezza c'ha di voi preso ognuno a parte a parte,
qual io mi sia ragioni in queste carte. Come doppo sonante atra tempesta, tosto che 'l sol si scopre e cessa 'l vento ch' avea commosso mar largo e profondo,
la gente afflitta ad adorrar s'atterra e fa di sua salute insieme festa, dipinta il volto ancor d' umil spavento;i così, da poi che si racheta il mondo
al romor sol di così gran novella, ch'era turbato e pien d'odio e di guerra, per tutto ormai si gode e ciascun lieto a Dio ne rende lode,
uscito fuor di così ria procella. Io, che d'ogni altro ho via maggior diletto, lo vo mostrando in atto ed in favella: ché 'l gran piacer che a dir di ciò me 'nvoglia,
fa senza voce risonar la voglia, traendo a forza in fin di mezzo il petto or uno or altro detto. E perché maggior frutto anco sen coglia
e la mia gioia d' ogni parte versi, legan se stesse le parole in versi. Tutto il nostro felice almo paese, quantunque l' Alpi e 'l mar cingono intorno
e parte il Re de' monti alto Apenino, d' elci e di faggi il petto orrido e 'l volto, poi ch'è stato vèr lui tanto cortese che fatto l'ha di voi ricco ed adorno,
stanco de i stratii, il suo forte destino più d'ogni altro umilmente il Ciel ringrazia, che 'l suo lungo travaglio ha in pace vòlto, sì lieto che non sente
la pena onde gran tempo è sì dolente o l'empie man d'alcun ch'ancor lo strazia, né molto andrà de le sue spoglie altero; e prega e spera appo cotanta grazia
che 'l comune disnor sproni ed incenda l'animo vostro, e tal sdegno ne prenda, ch' a l'Orïente omai volga il pensero per ricovrar lo 'mpero,
sì che 'l nome di Cristo si diffenda, ed a quel popol timido e fugace con breve guerra acquisti eterna pace. Dunque, pien de l'ardir c'ha sì fiammati
gli animi a guerra ed inondar più volte fatto di sangue i nostri dolci campi, or tien l'onor del vostro ufficio a bada; movase il stuol de sì diversi armati,
sì che le fiamme e quinci e quindi accolte faccian l' encendio onde Babel avampi. Ché pur dianzi una parte da se stessa sola avea per Jesu cinta la spada;
l'altra convien che 'nchine l'animo a voi, dopo molte ruine, ché d'ogni sdegno suo la cagion cessa, e sol manca a fornir si dura lite
che vostra voglia lor si mostri espressa. Roma, che 'n ciò sol mira, e non è cosa che non speri da voi lieta e gioiosa, coi primi preghi suoi par che vi 'nvite
ad opre alte e gradite, e di nemica a Dio gente ritrosa attende sol triunfi il Tebro e brama dar parte ad Arno ancor della sua fama.
Da l'altra parte le diverse genti che vede il mar dove entra la Danoia, l'Eufrate, il Nilo e quel gran vecchio stanco che fa colonna al ciel de le sua membra,
treman già tutte e d'ira e d'odio ardenti fan a sé danno assai sovente e noia coi propri ferri: onde a se stesse il fianco, a voi d'eterna fama apron la via.
E non fu mai, per quanto uom si rimembra, più laude e men fatica a trar da lor la nostra gloria antica e in stato por la prima monarchia,
portando ovunque il sol scalda, la 'nsegna del figliuol glorïoso di Maria, com' ora per drizzar lo 'mpero umano, ch' al maggior uopo il fren pigliaste in mano,
e far, come a voi sol par si convegna, l'impresa altera e degna, e 'l mondo ritornar libero e sano, qual è sì infermo e d'ogni parte oppresso,
non altrui seguitando che voi stesso. era cotante e sì diverse prove, note a ciascun, del vostro almo valore, nostre speranze son fondate e salde,
ché certezza di se ferma ne danno. Quel petto, che Fortuna unqua non move e dove regna sol desio d'onore, ch'a bell'opre lo 'nfiamma non pur scalde,
e l'animo, ch' odiar viltate suole più che la morte, e non turar affanno, di vertù vero amante, con l'altre su' eccellenze altere e sante,
ove son basse tutte le parole, son de' nostri desù chiari ed onesti e d'ogni ben prime radici e sole. Re de le, stelle immenso, e tu, divina
Madre del tuo fattor, sacra Reina, che sempre in cor nostra salute avesti, lasciate almen che questi sostegna 'l secol già posto in ruina.
Vostro desio d'ornarne il Ciel si tempre, perché non abbia ognun da piagner sempre. Canzon,se sopra il Vatìcano, ove alberga il pastor del grande ovile,
gente molta e devota ivi vedrai adorar un signor cortese e pio: basciali umile i piedi e digli ch'io vorei la gloria sua da Battro a Tile
portar con altro stile, se 'l valor fusse tal qual'è 'l desio; pur, se noi sprezza, ch' al suo nome sacro la voce e i versi miei purgo e consacro.
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