Quella ch'a l'ombra e al sol ne' miei sospiri
chiamo, le cui divine, alte, chiare opre
folta nebbia del mondo non ricopre
né può tempo involar, fin che il sol giri,
t'adorna or di smeraldi e di zaffiri
ambe le sponde, o Tebro, ed in te scopre
le glorie occulte e sol par che s'adopre
mille accender d'onor caldi desiri;
e mentre io penso al suo dolce sereno
di così folte tenebre spogliarmi,
ella altri riccamente al cielo scorge.
Ma, perch'io impoverisca e mi disarmi
di gioia, non fia mai che venga meno
la speranza ch'ognor più ardita sorge.