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1480–1541

28

Giovanni Guidiccioni

A quel che fe' nel cor l'alta ferita, soavissimo stral, cheggio perdono, se degli occhi, ond'uscìo, più non ragiono, e se d'altra beltà l'alma è invaghita.

Poi che lor luce e mia speme infinita Morte empia spense e 'l suo più caro dono chi cel die' si ritolse, in abbandono diedi al dolor la mia angosciosa vita;

le cui spine pungean l'anima tanto, che non scerneva il suo sereno stato e chiudeva a se stessa il camin santo: diei loco a nuova fiamma, onde, lentato

il duol acerbo e scosso il mortal manto, vengo, ove sei, talor lieto e beato.

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