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1480–1541

16

Giovanni Guidiccioni

Se 'l pensier, che dal core tristo mai non si parte, potesse farsi altrui, parlando, aperto, de l'aspro mio dolore

fôra scema gran parte, ov'ei cresce ad ogni or stando coperto; né in vil loco o deserto, in piaggia, in selva o in monte

avrei sì spesso albergo né innanzi, a lato e a tergo stariami chi mi strugge e fa mill'onte. Troppo son fier nemici

i pensieri infelici; sempre stanno a l'assalto ed a l'offesa, né giova contro lor fuga o difesa. Benché, se talor spinto

son tra le genti a forza, non mostri punto in viso di dolermi (ahi quanto il mondo è finto e quanti in verde scorza

arbor son rosi da secreti vermi!), io, per celar potermi, sotto la fronte allegra chiudo i sospiri e 'l pianto,

e 'n simulato canto copro la vita mia dogliosa ed egra, e con vista serena fascio l'immensa pena;

e dentro al piè de la fiorita sterpe cruda s'asconde e velenosa serpe. Se, come i vestimenti s'aprisser gli uman petti,

quanto vi si vedria, che non si crede! Ché de l'arcane menti le lingue e i nostri aspetti certa sempre non fanno e vera fede.

Sallo chi 'l cor mi vede, s'egli è mio stato acerbo, e se, come sepulcro, di fòri ornato e pulcro,

orrenda morte dentro e fetor serbo. Non tutto oro s'intende ciò che riluce o splende, né cosa si conosce al mondo meno

che per la fronte quel ch'abbia altri in seno. Così, lasso! ho temenza di penar, mentr'io viva, senza trovar pietà de' miei martìri:

però che l'apparenza è d'ogni dolor priva, pur come vuol chi tempra i miei desiri. Amor, ch'a ciò mi tiri

(ch'altri non ha tal possa), mio core, a tutti ignoto, fa tu palese e noto a chi prima gli die' l'aspra percossa;

ch'a lei desio mostrarlo, a tutt'altri celarlo son fermo, ed anco poi ch' io sia sepulto, tener l'affanno del mio petto occulto.

O voi d'Amor seguaci, seguite il mio consiglio: temperato sia sempre il vostro affetto. Dir mi potreste: — Taci;

provvedi al tuo periglio, pria che ti caglia de l'altrui difetto. — Ma tal laccio m'ha stretto, che provvidenza umana

non fia mai che 'l discioglia; e spesso l'altrui doglia medico infermo e non la sua risana: pur ch'altri util vi dia,

non curate chi sia; sì de' sempre ciascuno esser contento schifare a l'altrui costo il suo tormento. Di lasciarti veder ti guarderai,

canzon mia, se ben pensi tuoi detti inculti e sensi, ed al giudizio degl'ingegni altèri starai nascosta più che i miei pensieri.

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