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1480–1541

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Giovanni Guidiccioni

Al bel Metauro, a cui non lungi fanno servi devoti a Dio romito seggio, ai boschi, ai vaghi prati eterno deggio, poich'a l'ingiuste brame esilio danno.

Qui, dove l'odio è vinto e muor l'inganno, il bel de' sacri studi amo e vagheggio, spio lo mio interno e quelli error correggio, ove m'avvolsi è già l'undecimo anno:

non son dai crudi ed affamati morsi de l'invidia trafitto, e quella maga non può cangiarmi il volto e la favella; maga perfida e ria, cui dietro corsi

incauto: or l'alma, del suo fin presaga, ritorna in signoria, dov'era ancella.

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