Duo lustri ho pianto il mio foco vivace,
che fa cener del cor, preda di quelle
parti de l'alma sempiterne e belle
che dee sol infiammar divina face.
Se la tua santa man, Signor verace,
che coronato stai sovra le stelle,
lo stral che sì l'accese indi non svelle
com'avrò saggio de l'eterna pace?
come a te ne verrò? come qui mai
ti darò grazie di sì larghi doni,
che dovean affidar la mia speranza?
Il duro scempio e le mie colpe omai
rimovi e monda tu, né m'abbandoni
quella pietà che i nostri falli avanza.